lago di toblino

Dal 25 al 27 Maggio

A venti minuti da Trento si apre la Valle dei Laghi, dove è l`acqua a dominare il paesaggio con i bacini di Terlago, Santa Massenza, Toblino e Cavedine e altri più piccoli. In questa zona, che tocca anche i piccoli borghi di Vezzano, Lasino, Calavino e Padergnone, s’incontra un paesaggio particolare, dove convivono vegetazione alpina e mediterranea.

La conca mite di Santa Massenza è capitale della grappa e zona di ulivi e viti, broccoli e tartufo nero. Nel piccolo borgo, meno di 130 abitanti, fino agli anni ‘80 erano ben tredici le distillerie artigianali che lavoravano, cinque sono oggi funzionanti.

Accanto agli alambicchi in rame i maestri distillatori narrano storie e leggende che hanno popolato il paesino, dove in inverno le distillerie alimentavano giorno e notte le caldaie di legna di pino, ricca di resina adatta a generare una fiamma lunga che avvolgeva scoppiettante il paiolo. Il distillatore, poi, controllava la “cotta” attendendo il profumo e le prime gocce di grappa, rinfrancato nella lunga notte del “lambicar” dalla visita ai vicini laboratori dove scambiare chiacchiere, confidenze e ricordi nel silenzio.

La Centrale Idroelettrica di Santa Massenza è tra le più grandi in caverna del mondo. La sua visita è un viaggio affascinante alla scoperta delle meraviglie che custodisce; un’esperienza sorprendente attraverso percorsi inediti, dove l’acqua diventa energia. La centrale è parte di un sistema articolato che, attraverso una vasta rete di gallerie, condotte forzate e opere idrauliche, porta l’acqua dalle cime dell’Adamello al Lago di Garda.
L’edificio della centrale è opera dell’architetto Giovanni Muzio, già artefice della sede dell’Università Cattolica e del Palazzo della Triennale a Milano, nonché della Basilica dell’Annunciazione a Nazareth. La spettacolare sala turbine, con un volume di oltre 150.000 metri cubi, è interamente scavata nella roccia a 600 metri di profondità.

Vicino alla centrale di Santa Massenza, c’è Castel Toblino, raro esempio di castello lacustre, da sempre meta di artisti e poeti ispirati dalla magia che lo pervade. Esso nacque su uno sperone roccioso staccatosi dalla montagna sovrastante e finito nel lago. Con il passare degli anni il livello delle acque si abbassò e ora si presenta a noi come penisola. La prima costruzione sorta fu un piccolo tempio dedicato al culto delle fate che risiedevano sull’isola: una piccola lapide nel porticato del castello ne attesta la storicità. Ciò che ammiriamo noi oggi è frutto della riedificazione del XVI secolo che trasformò il maniero in residenza molto apprezzata dai Principi vescovi di Trento.

Entrare nella “Cantinota” di Padergnone è un salto nel passato, alle radici della civiltà contadina trentina. L’ambiente emana storia: è classe 1933, e già questo ci dà la dimensione delle storie che porta con sé. Un posto veramente d'altri tempi. Dalle scritte sui tavoli e sui muri, capisci quanta gente si è fermata, almeno una volta, in questo luogo. Su una parete, una quantità di attrezzi agricoli da fare invidia a un museo contadino. Raccolte di monete e banconote da tutti i paesi e di tutte le taglie e date. Cimeli della storia trentina, vecchie bottiglie di vino ormai coperte di polvere. Qui si trova il vino santo trentino, ricavato dal vitigno nosiola, il passito dei passiti”: nessun altro vino, infatti, rimane in appassimento naturale così a lungo. Dopo l’imbottigliamento ricomincia la vita di questo vino, che si protrae oltre i cinquant’anni.

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