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Camperisti al tempo del covid-19

carnia2020

Adesso con il covid-19 avete finalmente capito quanto sia importante viaggiare! Non dico che si debba viaggiare solo in camper o solo in auto o a piedi, ma che viaggiare è necessario, doveroso, indispensabile, salutare.
Un giorno ho ripreso l’auto… per non morire di noia o di malinconia. Mia moglie ha detto: “Basta con i ristoranti! Basta fermarsi, domandare alla gente se ci sono in paese ristoranti aperti! Entrare per vedere se ci fanno qualcosa, se i tavolini sono liberi e distanziati, se il personale ha la mascherina ed è gentile, se la stanza è riscaldata!”. Mia moglie non aveva proprio torto: uscire dall’auto per entrare in un ristorante è come andare alla guerra! A questo punto siamo arrivati… altro che “progresso fantastico e infinito”! La scienza e il progresso salveranno il mondo? A me basterebbe che non lo rovinassero! Qualcuno, poi, dice che sarà piuttosto la bellezza a salvare il mondo! Ma! L’importante è che lo salvino al più presto… per i nostri figli e nipoti.

   “Basta con i ristoranti” -diceva dunque mia moglie inviperita, e continuava con cipiglio duro e di sfida: “Basta ristoranti con l’igienizzante, che ti incolla le mani… un igienizzante a goccia e uno invece a spruzzo che ti bagna il maglione… il personale che ti guarda con sospetto come se tu fossi un lebbroso… la gente del luogo che retrocede cercando un buco dove ripararsi… Il gestore che dice: Signore, per favore non appoggi le mani sul banco! Non tocchi gli oggetti… non prenda lo zucchero per carità… glielo do io quello che vuole… e si tenga alzata la mascherina: deve coprire anche il naso… ma lei da dove viene?”. E aggiunse ancora mia moglie: “Mi è venuta un’idea: ritorniamo come ai bei tempi! Preparo dei panini; porto una bottiglietta d’acqua e perfino il thermos con il caffè caldo e poi mangiamo in auto… indipendenti… completamente indipendenti… chiusi nell’auto perché fuori il mondo ci è ostile, nemico… e così anche risparmiamo!”. Intendeva dire: “Tu risparmi e non avrai pertanto da lamentarti!”.

     E pensare che noi siamo stati al Cairo, ad Aleppo, a Samarkanda, a San Paolo del Brasile… e adesso siamo a Rubbio, mille metri sul livello mare, forse 200 anime… frazione di Bassano: e abbiamo paura ad entrare in un locale. Il Veneto (la regione del nord-est più attiva e più ricca, la “locomotiva d’Italia”, come dice Zaia ogni sera alla tivù!) allora era in “zona gialla”, tutte le altre regioni rosse o arancione. Insomma dovevamo considerarci ancora fortunati secondo Zaia: ospedali moderni, attrezzati e disponibili a curare tutti come sempre… perché la gente (come noi) non ha il covid-19, ma ha tutto il resto!

    Per mangiare, abbiamo mangiato: ogni tanto aprivo i finestrini per sentire un po’ d’aria e perché non si appannassero i vetri. Fuori faceva un freddo cane e non si vedeva anima viva. Mettevamo il bicchiere sul cruscotto della nostra vecchia “Punto” e stavamo attenti che non scivolasse e che non si rovesciasse… (e non è scivolato, forse, però, sarebbe stato meglio bere direttamente dalla bottiglietta!). Il menù? Quello previsto dalla moglie: quello dei tempi in cui eravamo studenti squattrinati: pane e formaggio (oggi bisogna stare anche in dieta… meno si mangia meglio è! Ci piace andare al ristorante soprattutto per vedere gente e per stare al caldo!). Avevamo parcheggiato in uno slargo della strada nel bosco che da Rubbio scende verso Valrovina. Un’auto (una Jeep! Oggi -mi domando- possono tutti permettersi la Jeep?), passandoci vicino, ha rallenato: non per curiosità, ma per capire se avevamo bisogno d’aiuto! Ai giorni nostri fa impressione vedere una copia, magari un po’ avanti con gli anni, in auto che mangia un panino! Anch’io avvertirei subito la Protezione Civile! Il pane, vecchio e portato da casa, si sbriciolava… così ci siamo riempiti di briciole il maglione, i calzoni e i sedili. Dopo cinque minuti il pranzo era bello che consumato. E adesso che cosa facciamo?

      Prima di ripartire, abbiamo trovato opportuno fare un po’ di pulizia: aprire le portiere e sbattere i tappettini contro gli alberi. Avevamo anche provato a inserire le audiocassette per ascoltare le canzoni, che, una volta in giro per il mondo, ascoltavamo (per fortuna la vecchia Punto utilizza ancora le cassette!), ma o erano troppo vecchie o l’autoradio non funzionava più. E pensare quanti ristoranti avevamo visto aperti… con luci accese e prelibate specialità!

     Forse l’idea di mia moglie non era l’idea migliore possibile! Era il filosofo Leibniz quello che diceva che questo è il “mondo migliore possibile”, perché creato da Dio (che non può non fare sempre le cose migliori!). Mia moglie, però, dimenticava che noi abbiamo il camper: piccolo, facile da guidare, tedesco… il peggior camper tedesco prodotto in Germania, dove hanno sbagliato tutto o quasi: hanno sbagliato il gradino d’ingresso (solo manuale e qualche volta parto dimenticandolo aperto!); hanno sbagliato la toilette (se svieni, rimani diritto in piedi… tanto è stretto!); hanno sbagliato il letto alla francese (le gambe non ci stanno!); in alto hanno infilato uno dopo l’altro 17 mobiletti tutti uguali e non so mai dove sono le mie robe; per girare il sedile di guida (quando ci mettiamo a tavola, uno si siede sul divanetto e uno sul sedile anteriore girato) devi aprire la portiera, scendere in strada, anche se piove, e manovrare una levetta, attento a non tagliarti le mani… Un giorno una giovane e simpatica coppia della Valsugana voleva acquistarlo ed io le illustravo i “pregi” (si fa per dire!): state attenti a questo; stati attenti a quello; non fate così per favore! La coppia continuava a ridere e si è divertita un mondo e non l’ha acquistato (in segreto: mia moglie lo voleva vendere per acquistarne uno più comodo, più moderno e costoso, ma io no!).

     Però, se fossimo partiti con il camper, l’escursione sarebbe stata diversa: avremmo acceso la stufa e mangiato al caldo; avremmo preparato la tavola con il “verduzzo” e il vaso dei fiori; avremmo fatto la pastasciutta e, pranzando, avremmo ammirato, da Rubbio, il panorama verso Bassano e, in fondo e lontano, la pianura tutta illuminata (vi rendete conto -spero- come abbiamo saccheggiato il territorio! Almeno questo lasciatemi dire!). Come signori al ristorante! E avremmo portato con noi anche Mate, il cane selvaggio e imprevedibile trovato a Matera, ormai un componente della famiglia (più coccolato del marito, naturalmente!).

      Chi ha il camper, cara moglie e cari amici camperisti di “Arance di Natale”, è libero e indipendente… non è detto che debba essere ricco, ma è come se fosse ricco e padrone del mondo!
Il camper è libertà!

Benni

 

 

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