Scuola di M'hamid

M'hamid é l'ultimo villaggio di una certa importanza prima del deserto: non è di grande interesse, case basse, sabbia dappertutto. Qui finisce la strada asfaltata, siamo a circa 50 Km. dall'Algeria e oltre si può andare solo con mezzi 4x4.
Con non più di un'ora di pista si entra nel pieno del deserto del sud Marocco, le grandi dune di Cigaga, il totale silenzio che si può ascoltare: immersi nell'assoluto, sabbia, qualche arbusto, oasi e un po' di accampamenti dove la gente del posto ha scelto di insediarsi con tende alla meglio per accogliere i turisti che amano il tutto.
Questo posto per noi europei è straordinario, per l'idea che ne abbiamo in mente, lo immaginiamo, lo desideriamo, lo cerchiamo. E quando siamo lì, immersi sotto le stelle che sembrano caderci tutte addosso, invece sono lì ad illuminare quel qualcosa che non abbiamo mai visto prima d'ora, siamo piccoli piccoli in questa grandiosità e godiamo di questa vista magnifica.
In questo meraviglioso contesto c'è chi soffre inconsapevolmente, bambini pastori lontani dall'immaginazione della conoscenza, lì solo per sorvegliare cammelli o capre, facendo ritorno di tanto in tanto in qualche oasi per incontrare i familiari.
La scolarizzazione in questi posti è uguale a zero. Hassan Laghfiri, un ragazzo di 25 anni nativo di M'hamid, con i proventi del suo lavoro (agenzia di guide e 4x4 a noleggio) sta cercando di porre rimedio a questa situazione affittando un locale (fatiscente) a 60 euro al mese e stipendiando due insegnanti che, a turni tre volte la settimana, fanno attività varie. Attualmente Hassan è in contatto con un'associazione francese che riesce a soddisfare in parte il bisogno di materiale didattico. Nello stabile non esistono servizi igienici, l'acqua c'è solo tre ore al giorno. L'arredamento è costituito da una vecchia scrivania traballante, da uno scaffale ed un solo tavolino per le attività.
C'è un vecchio pozzo inutilizzato perché ricoperto di sabbia che, con buona volontà e risorse economiche, potremmo riattivare: fornirebbe acqua in gran quantità.
Per i più piccoli, dell'età di quattro anni, ci sarebbe bisogno di giochi vari tipo e, per tutte le età fino a dieci anni, di materiale cartaceo.
Nonostante tutto, qualsiasi tipo d'intervento deve essere fatto con la dovuta cautela per mantenere l'equilibrio del villaggio e rispettare le leggi degli anziani. Le trasformazioni veloci in questi posti non possono esistere, c'è un equilibrio che va di pari passo con la natura (tutto con calma).
L'alfabetizzazione dei bambini è un inizio fondamentale per la trasformazione. Per il buon esito è necessario che ci sia un appoggio sicuro e noi questo lo possiamo fare.

Roberto Cristalli

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